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Revenue & Software per hotel di successo

Quando il cross selling diventa un insulto

Quando il cross selling fa dei danni

Tutti parlano di cross selling come se fosse la bacchetta magica del revenue e giù con mail automatiche, pop-up invadenti, notifiche stile “vuoi le patatine con il tuo hamburger?”.

Ma questo non è nemmeno marketing, è pura rottura di scatole.

👉 Ma ecco la verità che pochi hanno il coraggio di dire:

lI cross selling può essere una figata oppure una sonora presa in giro.

Un esempio?

Il cliente ha appena prenotato 3 notti in suite per 900€.

Gli mandi la mail:

💌 “Vuoi aggiungere il late check-out alle 12:00 per soli 30€?”.

Scusa eh… ma davvero pensi che abbia senso?

Hai appena incassato 900€ e rischi di far sentire il cliente spremuto come un limone per 30€.

Non è cross selling: è tentare di spremere il limone ad un ospite che sta cercando un’esperienza premium.

🔑 La regola d’oro del cross selling

Il cross selling funziona solo se il valore percepito dal cliente è superiore al prezzo richiesto.

Se il tuo “extra” sembra un rattoppo da pochi euro, stai distruggendo più fiducia di quanta marginalità stai creando.

✔️ Un transfer privato da/per l’aeroporto.

✔️ Una cena romantica servita in camera.

✔️ Un’esperienza esclusiva che non troverà altrove.

❌ La bottiglia d’acqua in camera a 5€.

❌ Il check-in anticipato a pagamento quando la camera è vuota.

❌ Il late check-out “standard” venduto come fosse lusso.

🤔 Quindi?

Cross selling sì, ma con criterio:

– Parti dal cliente, non dal tuo listino degli extra.

– Chiediti: “Se io fossi lui, lo percepirei come un regalo o come un insulto?”

– Ricorda che un upselling sbagliato può costarti più recensioni negative che margini extra.

Perché il vero revenue non è spremere ogni euro, ma far uscire il cliente con la sensazione di aver ricevuto più di quanto ha pagato.