In hotel siamo abituati a pensare alle pulizie come un’insieme di operazioni di base ormai codificate da anni e impossibili da migliorare.
La mattina la governante stampa il report, assegna i compiti e la giornata inizia così. Tutti i giorni scorrono uguali.
Ma il mondo dell’ospitalità oggi è più dinamico, prenotazioni last minute, late check-out, early check-in, day use, camere che si liberano all’improvviso. E’ tutto molto più frenetico, la gente ha meno tempo e meno pazienza.
La realtà è estremamente dinamica e forse anche l’housekeeping dovrebbe esserlo.
Immagina un sistema che, invece di consegnare un foglio la mattina, riorganizza i compiti dello staff in tempo reale in base a ciò che succede davvero, una prenotazione che arriva tre ore prima, un gruppo che anticipa l’arrivo, una camera che rimane vuota perché l’ospite non si presenta.
Invece di correre dietro agli imprevisti, il lavoro si adatta da solo, ottimizzando tempi e risorse.
Il risultato è che ho camere pronte al momento giusto, meno corse dell’ultimo minuto, meno attese per i clienti. Ma anche meno ore sprecate perché non si preparano camere inutilmente e lo staff non gira a vuoto tra i piani.
Ho fatto qualche ricerca in rete e ho visto che all’estero alcuni software si avvicinano a questa logica ma attualmente si basano su uno storico o su dei pattern, non si basano su previsioni basate sull’analisi di diversi fattori come fa, ad esempio, un RMS.
L’applicazione dell’AI all’Housekeeping non vuol dire puntare solo all’efficienza operativa e alla relativa riduzione dei costi. Significa elevare questo servizio a parte integrante della strategia di revenue e alla guest experience.
Forse non esiste ancora un prodotto che faccia tutto questo alla perfezione ma la direzione è chiara. Così come la tecnologia ha cambiato il pricing e la distribuzione, cambierà anche il modo in cui gestiamo la pulizia delle camere.

