Parità, un argomento banale, ma se c’è un argomento che fa litigare albergatori, revenue manager e consulenti è proprio questo: la maledetta parità tariffaria.
C’è chi la difende come fosse un dogma, e chi la considera una follia medioevale, utile solo alle OTA.
la parità tariffaria è nata per garantire chiarezza al cliente e fiducia al partner distributivo. In pratica, l’idea era semplice: “dovunque il cliente prenoti, trova lo stesso prezzo, così non si sente preso in giro e l’OTA continua a spingere la struttura”.
Ma oggi, ha ancora senso?
I pro della parità tariffaria
1 – Coerenza e fiducia: un cliente che trova lo stesso prezzo su tutti i canali percepisce l’hotel come “trasparente”. Non deve fare caccia al tesoro tra OTA, sito e booking engine.
2 – Maggiore distribuzione: alcune OTA continuano a favorire in ranking le strutture che rispettano la parità. Più visibilità = più possibilità di vendere.
3 – Gestione semplice: un unico prezzo evita la “giungla tariffaria”, soprattutto in hotel piccoli senza un vero RMS.
I contro della parità tariffaria
1 – Zero vantaggio competitivo diretto: se hai lo stesso prezzo ovunque, perché mai un cliente dovrebbe prenotare dal tuo sito invece che su Booking, che offre assistenza H24 e cancellazione super flessibile?
2 – Dipendenza dalle OTA: mantenere la parità significa spesso “giocare con le loro regole”, rinunciando a valorizzare i tuoi canali diretti.
3 – Il mondo è già impari: non prendiamoci in giro… le OTA hanno i loro “programmi opachi” (Genius, pacchetti dinamici, merchant rates) che già creano disparità. Quindi tu rispetti le regole, loro no.
E allora? Serve ancora?
Qui arriva la parte più scomoda: la parità tariffaria totale è un’illusione.
Quello che funziona davvero non è l’ossessione per la parità, ma la capacità di gestire la disparità in modo strategico.
Tradotto:
– Vuoi dare un vantaggio sul sito diretto? Fallo, ma non per forza col prezzo. Offri benefit esclusivi (early check-in, late check-out, upgrade, drink di benvenuto).
– Vuoi differenziare i prezzi? Fallo in modo mirato e non evidente, così eviti la “guerra aperta” con le OTA. Ad esempio, usa tariffe riservate in newsletter, programmi fedeltà, campagne social con landing page dedicate.
– Vuoi rispettare la parità? Può avere senso, ma solo se hai già una strategia forte di acquisizione diretta e il tuo obiettivo è presidiare ranking e volumi sulle OTA.
Insomma: non esiste più un “sì” o un “no” alla parità tariffaria. Esiste un “dipende” intelligente.
Il problema nasce quando diventa un’ossessione cieca: seguire la parità alla lettera, sempre e comunque, significa giocare con le regole degli altri.
E tu, come la pensi? Sei un talebano della parità, un rivoluzionario della disparità o un equilibrista che cerca la via di mezzo?

