Oggi voglio essere molto provocatorio.
Tutti parlano di algoritmi basati sullo storico, sulla domanda, sull’occupazione, sui competitor…
Ma nessuno parla del vero algoritmo che comanda il mercato: quello della frustrazione del cliente.
Sì, hai letto bene: il friction pricing.
Perché, diciamolo chiaro: quando prenotare un hotel diventa un percorso a ostacoli (registrazioni infinite, mille passaggi di checkout, richieste assurde di garanzie, siti lenti, tariffe poco chiare)… il cliente si stressa.
E lo stress si paga.
👉 Se il tuo sito è liscio come l’olio, mobile-friendly, due clic e la prenotazione è fatta… puoi monetizzare di più.
👉 Se invece il tuo cliente deve affrontare un processo degno della dichiarazione dei redditi, allora dovrai abbassare le tariffe per compensare il livello di fastidio.
Il punto è che nessuno mappa mai il costo della frustrazione.
Tutti lì a fare analisi raffinate di pick-up, segmenti e forecast, ma nessuno che si chieda:
“Quanto vale un processo di prenotazione senza stress?”
Ti faccio una domanda scomoda:
Se domani Booking ti manda una prenotazione in 10 secondi, senza email, senza scartoffie, senza rischi di no-show… sei disposto a pagare il 18% di commissione?
La verità è che lo fai già, perché stai comprando assenza di frustrazione.
E allora la provocazione è questa:
Invece di inseguire sempre il compset e inventarci tariffe ridicole con l’IA, perché non iniziamo a mettere in conto il fattore “fastidio cliente” come variabile di pricing?
Magari scopriremmo che una camera non vale 120€, né 100€, né 80€.
Ma vale esattamente quanto il cliente è disposto a pagare pur di non sentirsi preso a schiaffi dal tuo processo di prenotazione.
Ti lascio con una domanda: “Hai mai provato a prenotare una camera dal tuo sito?”

