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Tasso di riempimento: la vanity metric preferita dagli albergatori?

Il tasso di riempimento è solo una vanity metric

Ho appena letto un articolo di BeSafe Rate dove si parla di tassi di riempimento e mi trova pienamente d’accordo:

il tasso di riempimento è quella metrica che fa brillare l’ego, ma non sempre fa crescere il conto in banca.

🤔 E allora la domanda è semplice:

Che senso ha vendere tanto se poi vendi a meno?

Molti albergatori inseguono l’occupazione piena per sentirsi “al sicuro”:

“Meglio la camera venduta a 50€ che vuota a 0€”.

Peccato che, nel lungo periodo, questa mentalità porta a:

❌ Erosione del prezzo medio

❌ Margini compressi

❌ Clientela mordi e fuggi

❌ Valore percepito in discesa

📌 L’alternativa?

Come giustamente scrive BeSafe Rate:

✔️ Differenziare l’offerta, sfruttando anche le tariffe prepagate, assicurate, rateizzate, quello che vi pare, i prodotti esistono e vanno sfruttati

✔️ Ridurre le cancellazioni last-minute senza svendere

✔️ Posizionare le tariffe dove serve, seguendo una vera strategia di revenue

✔️ Aumentare la percezione di valore e la fiducia dell’ospite

📈 Occupazione alta fa bene all’ego.

RevPAR sano fa bene al conto in banca.

😄 (Post volutamente provocatorio, ma con un messaggio chiaro: non confondere camere piene con conti correnti pieni.)

👉 E tu, caro albergatore?

Ti senti più rassicurato dal 100% di occupazione o da un RevPar “serio”?

E grazie a BeSafe per aver riacceso il tema!