Nell’immaginario di molti, un consulente di revenue, marketing o gestione hotel dovrebbe accettare qualsiasi cliente.
“Più clienti, più fatturato, no?”
Peccato che non funzioni così.
A volte dire NO è la scelta migliore — per il consulente e per l’albergatore.
Ecco qualche motivo reale (non da favoletta social)
1- Non c’è sintonia
Il consulente può avere esperienza, dati, strumenti… ma se l’albergatore non si fida, rema contro o pensa di saperne di più, è una perdita di tempo per tutti.
2- Manca la volontà di cambiare
“Abbiamo sempre fatto così”. Se non c’è apertura mentale, anche la strategia più brillante resta sulla carta. E il consulente diventa un parafulmine per giustificare i fallimenti.
3- Aspettative irrealistiche
Vuoi triplicare il fatturato in 3 mesi, senza investire in foto, sito o formazione del team? Magari funziona con le bacchette magiche, non con la consulenza.
4- Budget e risorse insufficienti
A volte il problema non è il fee del consulente, ma tutto il contorno: mancano i soldi per campagne, un buon booking engine, una PMS decente. Morale: la strategia c’è, ma non puoi applicarla.
5- Obiettivi in conflitto
Vuoi riempire l’hotel a tutti i costi… ma guai a toccare le tariffe. Vuoi disintermediare ma poi preferisci riempire con l’OTA perché “così sto tranquillo”. O la barca va in una direzione o nell’altra.
Conclusione (provocatoria ma vera)
Un consulente non dovrebbe essere lì per “darti ragione”.
Dovrebbe aiutarti a cambiare, ottimizzare, guadagnare di più.
Ma se non ci sono le basi — umane, tecniche o economiche — allora tanto vale dirsi subito: meglio di no.
Post volutamente ironico e un po’ provocatorio, ma chissà: magari ti fa guardare la consulenza con occhi diversi.
E tu? Ti è mai capitato di dire “no” a un cliente? O di essere stato rifiutato per un motivo sacrosanto?

